A mesc fa com t pie’c
A maggio fa come ti piace ma non
sposarti, perché maggio iè u mes i’ ciocc’, il mese
dei ciucci.
Maggio è il mese più
alto, il mese più lungo, perché solo verso la fine i vòngl,
le fave fresche con ancora il baccello, intervenivano a risollevare le famiglie
esauste per la fame.
A maggio si andava a sciuppè i vòngl.
A maggio solo gli animali
stanno bene, si diceva: hanno erba abbondante, coprono le ossa e lustrano il pelo, e particolarmente l’asino,
l’animale da soma più diffuso nel nostro paese. Perciò dire che Mesc,
iè u mes i’ ciocci’ significa rimarcare che in quel mese solo gli
erbivori avevano da mangiare ed era impensabile un matrimonio, nell’impossibilità
assoluta in cui si troverebbero le famiglie di affrontare le spese di uno
sposalizio. Per lo più i matrimoni si festeggiavano nei mesi di settembre e di
ottobre, dopo il raccolto. Anche nel mese di Natale a gennaio e nelle
domeniche dopo Pasqua, particolarmente la prima, si facevano parecchi matrimoni.
Sciuppè, strappare le
fave, masciàre, che vuol dire togliere l’erba nei seminati, e viene
proprio dalla radice mesc, maggio, cioè l’opera che si
compie a maggio e rimasciàre, cioè zappare e rizappare la vigna, ma non in
profondità, quel tanto che serva a togliere le erbe che vi sono cresciute ma
senza smuovere il terreno in modo che vi si possa conservare la sazia
primaverile, cioè l’umido delle piogge di primavera. Sarchiare, insomma. Questi
sono i lavori che tenevano impegnati gli Irsinesi nel mese di maggio. Le
masserie fervevano di attività in preparazione della mietitura, oltre che per
la fienagione e per la carosa delle pecore. Queste attività
febbrili non venivano interrotte nemmeno dal pellegrinaggio ad Irsi, nella
prima domenica del mese, né dalla festa della pietà. Ma il 18 maggio è fiera, e
questa fa parte di quelle attività di preparazione alla mietitura: si vendevano
gli animali che non servivano, dopo che avevano
preso l’erba e ben nutriti avevano nascosto almeno in parte i loro
difetti; si compravano gli animali occorrenti ai lavori che si approssimavano
nella stagione d’oro, per un paese agricolo come il nostro. I piccoli coloni
compravano un animale, alla fiera di maggio, che servisse loro nei lavori di
raccolta e di prima aratura, e lo rivendevano alla fiera di settembre per non
doverlo mantenere in inverno.
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Tratto dal libro di Michelino Dilillo
IRSINA
credenze, usanze, tradizioni montepelosane
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Tratto dal libro di Michelino Dilillo
IRSINA
credenze, usanze, tradizioni montepelosane

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