Montepeloso
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domenica 6 maggio 2018

tradizioni di Montepeloso - A maggio fa come ti piace


A mesc fa com t pie’c
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Montepeloso - 1930 
A maggio fa come ti piace ma non sposarti, perché maggio u mes i’ ciocc’, il mese dei ciucci.
Maggio è il mese più alto, il mese più lungo, perché solo verso la fine i vòngl, le fave fresche con ancora il baccello, intervenivano a risollevare le famiglie esauste per la fame.
A maggio si andava  a sciuppè i vòngl.
A maggio solo gli animali stanno bene, si diceva: hanno erba abbondante, coprono le ossa e lustrano il pelo, e particolarmente l’asino, l’animale da soma più diffuso nel nostro paese. Perciò dire che Mesc, iè u mes i’ ciocci’ significa rimarcare che in quel mese solo gli erbivori avevano da mangiare ed era impensabile un matrimonio, nell’impossibilità assoluta in cui si troverebbero le famiglie di affrontare le spese di uno sposalizio. Per lo più i matrimoni si festeggiavano nei mesi di settembre e di ottobre, dopo il raccolto. Anche nel mese di Natale a gennaio e nelle domeniche dopo Pasqua, particolarmente la prima, si facevano parecchi matrimoni.
Sciuppè, strappare le fave, masciàre, che vuol dire togliere l’erba nei seminati, e viene proprio dalla radice mesc, maggio, cioè l’opera che si compie a maggio e rimasciàre, cioè zappare e rizappare la vigna, ma non in profondità, quel tanto che serva a togliere le erbe che vi sono cresciute ma senza smuovere il terreno in modo che vi si possa conservare la sazia primaverile, cioè l’umido delle piogge di primavera. Sarchiare, insomma. Questi sono i lavori che tenevano impegnati gli Irsinesi nel mese di maggio. Le masserie fervevano di attività in preparazione della mietitura, oltre che per la fienagione e per la carosa delle pecore. Queste attività febbrili non venivano interrotte nemmeno dal pellegrinaggio ad Irsi, nella prima domenica del mese, né dalla festa della pietà. Ma il 18 maggio è fiera, e questa fa parte di quelle attività di preparazione alla mietitura: si vendevano gli animali che non servivano, dopo che avevano preso l’erba e ben nutriti avevano nascosto almeno in parte i loro difetti; si compravano gli animali occorrenti ai lavori che si approssimavano nella stagione d’oro, per un paese agricolo come il nostro. I piccoli coloni compravano un animale, alla fiera di maggio, che servisse loro nei lavori di raccolta e di prima aratura, e lo rivendevano alla fiera di settembre per non doverlo mantenere in inverno.
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Tratto dal libro di Michelino Dilillo 
IRSINA 
credenze, usanze, tradizioni montepelosane


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