Montepeloso
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sabato 16 marzo 2019

Irsina 1906 - la rivoluzione della Madonna


Al Santuario d’Irsi ed alla statua di Maria S.S. Della Provvidenza è legato il ricordo della cosiddetta rivoluzione della Madonna esplosa il 7 marzo 1906, per il sospetto, non so quanto fondato, diffusosi tra la popolazione, che il clero, o qualche elemento di esso, si fosse venduta a scopo di lucro personale, la statuetta della Madonna, pregevole opera bizantina per sostituirla con altra di minor valore. Gli accusati sostennero che si era trattato di un semplice restauro, ma le fedeli non ci credettero e inscenarono violente manifestazioni di protesta che richiesero l’intervento della truppa che, si disse, abusò di molte delle donne coinvolte nella sommossa. La notizia è tramandata - 50 anni più tardi - da donne anziane testimoni di quelle giornate, le quali ricordano anche alcune strofe ispirate all'accaduto come questa qui trascritta in italiano:

Sul monte d’Irsi
c’era una verginella.
Era antica e bella,
se l’è venduta monsignor Cotella.
Il monsignor Cotella
lo tenevano per santarello
e s’è venduta la verginella.
Si è scoperto l’imbroglio
in una cassa di petrolio
Pessiello si è messo in mezzo
si è venduta la provvidenza.
Il cavallo bianco hanno afferrato
Tutto a colpi di coltellate.
Se lo sapevo tre mesi prima,
mi vendevo Anna Bentini;
se lo sapevo mo’fa l’anno
mi vendevo la Marianna;
se lo sapevo poco prima,
mi vendevo la nipote signorina.
Il canonico Fascella
è scappato con la gonnella:
a Gravina è arrivato
per masciàro l’hanno pigliato.

Le vicende popolari non hanno storiografia ufficiale.
Gli avvenimenti erano tramandati per via orale e in forma poetica, come in passato, da Omero sino ai più recenti cantastorie.
Montepeloso non faceva eccezione e sino alla metà del '900 il popolo ricordava gli eventi storici attraverso i fatt e i "dstròtt".
Non esistono documentazioni né più ricordi personali che possano chiarire l'identità delle persone citate nella strofa satirica che senza dubbio alcuno mostra la motivata irriverenza popolare verso il clero avido e corrotto.

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